johnnybgoode

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febbraio 2016

catch-22

ti corteggiavo come solo nei sogni può condurre a un lieto fine quando i babysitters circus si sono intromessi ricordandoci che tutto andrà bene. hai in mente quei predicatori un po’ fuori di testa dotati di cartelli su quanto la fine sia in effetti vicina? beh vicina lo era davvero, anzi immediata perché un attimo dopo mi ritrovavo sprofondato tra il cuscino e un iphone impegnato a svegliare il vicinato, irraggiungibile a portata di braccio e quindi essenzialmente in un’altra dimensione. ok che anno è? lunedì. potrebbe esser peggio. il primo piede giù dal letto calpesta un sacchetto di popcorn sweet and salty mangiato solo per metà e mi ricorda che ho cenato a mezzanotte davanti alla solita puntata di xf. 22 minuti per barba-doccia-vestiti-cravatta sono un lusso. potrebbe piovere. ingabbiato in questa vita si riparte.

zeta reticoli

con le tue parole dipingi un ritratto ipperrealista, questa fotografia in alta definizione ti inchioda ai difetti di un buon terzo di vita, non te. e mi domando se sia tutto dettagliato anche per me che non chiamerei in quel modo un sentimento mal corrisposto. lo trovo crudele. il tuo sistema binario di stelle in più dimensioni e dal cuore pulsante destinate a trovarsi appena mentre aspettano di affievolirsi lo faccio un po’ mio, solo meno a fuoco che a fissarle mi fanno male gli occhi. sarà l’età, avrei bisogno di osservare da distanza di sicurezza. tento di declinarne le superfici e ci trovo. + camminare nella stessa direzione e abbandonare temporaneamente la solitudine che ci portiamo + il desiderio capace di travolgerti in misura inaspettata + ridere insieme e colorare la realtà grigia incollata + far pace + e condividere passioni quali cucina cinema musica + poi scoprirci nell’altro come vorremmo essere ma non sappiamo e pensare è possibile + essere lì nei momenti duri, quando metti hai sette tubi sette in corpo e sai solo accennare un movimento con la mano per dire ti sento + e occhi ti guardano e così non hanno mai guardato + rinunciare… Continue Reading →

l’inarrivabile felicità

alex arnell

elogio dello sfanculo

che nella vita me ne son presi e meritati. la volta uno avevo otto anni e tiravo in chiave moderna le trecce alla bambina più carina della classe. cazziatone fu severo ma giusto e son venuto su il bel bagai che conoscete. puoi lasciarti andare e liberarli questi improperi come figli cresciuti quando ormai camminano soli, fuochi d’artificio, festa della liberazione. l’importante è concentrarsi su quel punto tra gli occhi dove il naso si accenna o subito sotto e immaginare di appoggiarci la fronte in modo poco delicato, forse appena rude a la calciatore algerino. a milano mandare a culo è arte che si affina in anni di fallimenti e sacrifici. ci vuole preparazione, se non hai studiato i punti deboli della vittima ti conviene restare a casa e far giocare i grandi. serve mantenere piglio teutonico perché scivolare verso la sceneggiata napoletana è un attimo. il meneghino lo riconosci, aggiunge la sua nota di sarcasmo che ti arriva dopo ma quando lo fa è il colpo di grazia. qui non ci si augura morti parentali premature o di buttare sangue dal cuore, si esprimono piuttosto stupore disapprovazione delusione, ché così si trasferisce il segno.

capitolo due

[…] sapete l’universo in cui quattro di undici vive è essenzialmente come il nostro, ci si arrangia per incasellare ogni prospettiva salvo poi emozionarsi alla prima esperienza fuori dagli schemi che vien da chiedersi come mai tanti affanni allora. ecco duedue fa eccezione perché a lui le tabelle lo mandano ai matti. pensate che una volta è uscito di casa con le scarpe spaiate, certo non vistosamente differenti ma tant’è. la favola di venti racconta invece di un posto dove splende sempre il sole. in questo paradiso manca il mare però ci sono dei tramonti che non so descrivere. la bella zero è stata spesso assente dal suo paese natale, all’inseguimento di balordi che certo non avrebbero meritato tanto interesse. proprio in questo momento la ragazza è lontana sulle tracce di undici il fuggitivo e siamo nel cuore di una quelle notti insonni passate a osservare inosservata (e come potrebbe) mr scarpe che è un po’ il suo autore senza essere bandito, triste senza lasciarsi abbattere e ha una scintilla negli occhi. succede che alla detective solitaria scappi un accenno di tosse, appena più di un respiro mentre quattro è seduto a un tavolo al centro di una stanza poco… Continue Reading →

e

| trovarti con rabbia, veleno | dopo un gioco da schiva | tigre non graffi davvero | ridere morderci il labbro | spalle al muro due occhi e una sfida | e allentare la presa e poi stringere ancora | e specchiarmiti dentro

milan

iniziavo ogni giorno nella mia latta con ruote e mi piaceva. formichina con l’idea che alino i giornali li leggesse a me e che li commentassimo insieme. clima controllato, deodorante, abito stirato e battere il tempo sul volante, ti lascio passare ma vaivaivai *#^@!*, i sedili riscaldati uno status symbol, huey lewis and the news, ma anche star soli tra anime sole che nelle loro di latte ti guardano ma non ti vedono. allora a trentacinque al mese ti compri il viaggio in scatola ma più grossa e senza gomma sulle ruote. bye alino e giornali, welcome temperatura che riesce a essere sbagliata tutto l’anno e dimentica il deodorante. però qualche sguardo lo incroci e puoi sorridere a una vecchina mentre le cedi il posto perché la vedi in difficoltà. e la flebile speranza di incontrare un’altra volta la ragazza che ti piace e aver paura di riuscire a parlarle.

come vivrai

un esercito nella pioggia

stille invisibili cadono e si appoggiano sul giubbotto leggere. alcune scelgono le lenti degli occhiali, ne stravolgono il significato e rendono ironicamente opaca la vista del mondo oltre. rifletto sul fatto che queste piccole si comportino proprio come i pensieri che in mattinate così ti sfiorano e rimangono, appiccicandoti ricordi spot di un passato che è stato, sereno e perduto, e solo raramente riportano un bagaglio di gioie speranze e sogni. concedimi non oggi, oggi viaggiamo appesantiti un tot dai diversi me che ho tirato su in questi anni per abbandonarli poco dopo o si sono distrutti a vicenda grazie al dannato richiamo del dolce farsi male che ci contraddistingue, le mie copie e me. quando si saprà dell’esistenza di un esercito di cloni ci daranno la caccia, la gente non possono, non devono sapere. johnny tutti del mondo vi invito a nascondervi.

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