con le tue parole dipingi un ritratto ipperrealista, questa fotografia in alta definizione ti inchioda ai difetti di un buon terzo di vita, non te. e mi domando se sia tutto dettagliato anche per me che non chiamerei in quel modo un sentimento mal corrisposto. lo trovo crudele. il tuo sistema binario di stelle in più dimensioni e dal cuore pulsante destinate a trovarsi appena mentre aspettano di affievolirsi lo faccio un po’ mio, solo meno a fuoco che a fissarle mi fanno male gli occhi. sarà l’età, avrei bisogno di osservare da distanza di sicurezza. tento di declinarne le superfici e ci trovo. + camminare nella stessa direzione e abbandonare temporaneamente la solitudine che ci portiamo + il desiderio capace di travolgerti in misura inaspettata + ridere insieme e colorare la realtà grigia incollata + far pace + e condividere passioni quali cucina cinema musica + poi scoprirci nell’altro come vorremmo essere ma non sappiamo e pensare è possibile + essere lì nei momenti duri, quando metti hai sette tubi sette in corpo e sai solo accennare un movimento con la mano per dire ti sento + e occhi ti guardano e così non hanno mai guardato + rinunciare senza che le rinunce lo siano davvero + un sedere perfetto e che paio di gambe + questo sorriso capace di far sparire il peso del mondo + un messaggio su wapp banale ma dice tutto + progettare e costruire insieme + preparare il suo piatto preferito quando torna a casa + e fare gli stupidi guardando la tv. il bello è che nella gestalt di questa folle cosa non si somma e basta, o addirittura sei senza nessuna di queste ma c’è lei. non essere triste. io dico cerchiamo la compagna luminosa anche quando pretendiamo di non farlo. e alla nostra stella: brucia ancora che prima o poi ritornerò, conservo di nascosto sempre lo stesso smalto.

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